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Ostuni

Ostuni (Provincia Brindisi), conosciuta in Italia e nel mondo come la «città bianca». Il suo nome, secondo la tradizione, deriva dal greco "Astu-neon", città nuova, costruita con ogni probabilità - circa duemila anni fa - sui resti di una città più antica. Situata a metri 218 (il punto più altro della città è a 229) sul livello del mare, dista 8 km dalla costa adriatica. Arroccata su tre colli, in eccezionale posizione panoramica, distinguendosi tra il verde della campagna per il candore delle case imbiancate a calce e per il contrasto della pietra bruno-rosata utilizzata per innalzare i più indicativi monumenti, tutto intorno, infatti, è pietra dura ‘tosta’, (così la chiamano ancora gli Ostunesi), aspra. L’immagine che ne deriva è più che mai in linea con le caratteristiche tipiche degli abitati pugliesi: armonia con il contesto paesaggistico; stratificazione di diverse epoche storiche che risulta facilmente leggibile dall’analisi urbanistica che mostra la primitiva acropoli messapica cinta di mura in seguito ridisegnate in età aragonese; 

ed infine, l’aspetto decisivo per definire il carattere della città che abbiamo già evidenziato: le case terrazzate, bianche, con corti interne e strettissimi vicoli all’esterno, di dichiarata tradizione e ispirazione orientale. Questa felice sintesi tra ‘natura antropizzata’(la campagna coltivata) e l’insediamento umano (la città) che bene si incastona nel primo contesto fa di Ostuni una delle località più amene della regione, finalmente inserita negli itinerari turistici, e non solo tali, più noti ed orgogliosi dell’Italia.  Ostuni, come succitato, fu messapica e il primo insediamento, risale al IV-III secolo a.C. Ma gli scavi effettuati hanno dimostrato che il territorio ostunese era già frequentato nel paleolitico medio (50.000-40.000 anni fa) da cacciatori neanderthaliani. La zona collinare, sede di numerose grotte, offriva dei perfetti rifugi naturali per le primitive comunità umane. Nel paleolitico superiore le tracce di presidi umani diventano più consistenti: gli scavi effettuati hanno permesso il rinvenimento di reperti ossei e ceramici. Il periodo neolitico appartiene invece agli insediamenti delle zone: Lamaforca e San Biagio, mentre reperti dell'età del bronzo sono stati ritrovati negli scavi in zona Lama Morelli. La testimonianza più sorprendente rimane il ritrovamento dei resti di una madre (Delia) più antica del mondo; lo scheletro di una donna dall’età di circa 20 anni, prossima al parto e del suo feto. Il corpo, deposto in una grande buca, è in posizione contratta, col capo ricoperto da una specie di cuffia composta da centinaia di piccole conchiglie. L'appartenenza della donna ad un gruppo di cacciatori è documentata dai resti del corredo: selci e denti di cavallo e di bue primitivo. La sepoltura, denominata «Ostuni 1°», è unica al mondo: risalente a circa 25.000 anni fa, ubicata nella grotta di Santa Maria di Agnano, presso l'omonima masseria. Un calco di questa sepoltura può essere esaminato presso il “Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale”, nell’ex convento delle Monacelle, nel centro storico di Ostuni, inaugurato nel 1989, che comprende ampi laboratori, una biblioteca specializzata ed un settore espositivo nell’annessa chiesa settecentesca di S. Vito Martire. Tra i reperti più interessanti, oltre ad alcuni resti dello scheletro summenzionato della donna (Delia), sono esposti resti dell’era Neolitica e dell’età dei Metalli. Un Museo veramente singolare che vale la pena visitare.

La città, distrutta alla fine della seconda guerra punica, fu ricostruita dai Romani, sotto la cui dominazione visse un periodo florido. Con la caduta dell'Impero romano cominciò una serie di dominazioni: Ostrogoti, Goti, Longobardi, Saraceni, Greci (lasciarono evidenti tracce anche nell’assetto urbanistico), Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi si susseguirono nella signoria della città, senza riuscire a trasformarla in un regime feudale. Dopo il 1800 Ostuni estese il suo territorio fino alle dimensioni attuali.

Come in tutte le altre città di Puglia, è quasi naturale ricercare nella cattedrale ed Ostuni ha una chiesa concattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, dichiarata monumento nazionale dal 1902, chiusa e protetta tra le case del borgo antico, simbolo più eloquente del suo prestigio. Eretta tra il 1435 e il 1495 in forme tardogotiche, possiede una splendida ed originale facciata dal profilo sinuoso. Sul portale mediano leggermente strombato e dall’archivolto ogivale, nella superficie liscia della pietra trova sistemazione il grandioso rosone finemente intagliato a 24 raggi. L’interno della chiesa è settecentesco con soffitto piano e cappelle laterali barocche. Nell’archivio capitolare si conservano 200 pergamene risalenti al 1137. La piazza antistante al duomo accoglie il Palazzo Vescovile che ben si armonizza, assieme ad una elegante loggetta ad arcate (1750), con lo scenario offerto dalla chiesa. Poco distante, inglobati nell’Episcopio, vi sono i resti del castello eretto nel 1198 e demolito nel 1559. Interessante appare, nella originale piazza triangolare, la guglia di Sant’Oronzo (1771), compatrono della città con San Biagio, alta circa 21 metri. In quella stessa piazza dedicata al Santo, nel 1926 fu inaugurata la Fontana Monumentale per l’inaugurazione dell’Acquedotto Pugliese giunta anche ad Ostuni. Nei primi due anni (1950 o 1951) la fontana fu distrutta. 
A pochi metri dalla colonna di Sant’Oronzo, c’è una imponente e maestosa struttura architettonica, oggi Palazzo di Città. Fu edificata extra moenia dopo il 1304 su di un suolo donato ai frati di san Francesco da Filippo, principe di Taranto. In seguito è stata dimora, solenne ed austera, dei frati minori francescani, sede anche dell’«Universitàs Studiorium» teologici e filosofici fino al 1808, quando, per le note leggi emanate da Napoleone, divenne la sede dell’Università e, oggi, come predetta, sede del Comune. Particolare della facciata del palazzo municipale, nella seconda metà del 1870 si provvide, a rifare la facciata, in seguito si aggiunse una sopraelevazione ed al centro del fastigio fu incastrato l’orologio, il quale fu sostituito, negli anni Ottanta del secolo scorso, con un altro perché divenuto inefficiente.  Nei dintorni si possono eseguire delle escursioni percorrendo alcune bellissime strade panoramiche con vista sulle Murge fino alla costa adriatica. Poco fuori l’abitato presso la masseria «Pizzicucco» è la chiesa di San Biagio eretta intorno al XII secolo. Un’altra interessante costruzione è la chiesa di Santa Maria la Nova (1561) a meno di 2 Km dal centro in direzione di Carovigno. Per finire si può effettuare una visita al santuario di Sant’Oronzo (a 3 Km sulla strada per Fasano) eretto sul finire del Seicento in una conca tra due speroni delle Murge. Tutte queste chiese insistono su caverne naturali all’interno delle quali sopravvivono ancora tracce di affreschi. Suggestivo è il Santuario, il meno antico dei quattro esistenti, dedicato alla Madonna della Grata, che spicca come una bianca isola in mezzo al rigoglioso verde degli orti, circondato dalla distesa immensa degli ulivi verso la marina.

Della città medievale resta in Ostuni, il "Rione Terra" circondato da ripidissime mura difensive, due delle quattro porte di ingresso (porta Nova e porta San Demetrio) e l'inconfondibile colore bianco delle sue case nato dalla necessità di assicurare più luce, diretta e riflessa alle viuzze e agli ambienti ristretti.

Sul litorale di Ostuni (lungo 16 Km di costa), oltre ai centri balneari e spiagge libere, nelle famose zone «Marina Ostunese» è popolata di villaggi rivieraschi: Villanova e Fontanelle. In seguito, sono sorti moderni complessi turistico-alberghieri come: «Rosa Marina», il   Villaggio Turistico Internazionale «Valtur», «Costa Merlata», «Torre Pozzelle», «Monticelli» in contrada Pilone, il Camping Internazionale omonimo ed altri piccoli centri turistici come quello della «Plaja» e «Il Faro». Per i numerosi villaggi turistici, Ostuni, nel 2005 è stata riconosciuta, dalla Regione Puglia, ‘località turistica’ e, nel 2009, ha ricevuto la «Bandiera Blu» e le cinque vele di ‘Legambiente’ per la pulizia delle acque della sua costa e per la qualità dei sevizi offerti.

Nella bella Ostuni, ogni mese, nella seconda domenica, si tiene un tipico mercato dell’antiquariato, nato tra i primi della provincia, come mostra-mercato delle “Zacarèdde” (ninnoli ed oggetti di uso comune ed anche di dubbia utilità), ma strettamente legati al passato. Nel periodo del Natale, una parte del centro storico si trasforma in presepe vivente, e forse nessun’altra scenografia gli si potrebbe meglio adattare.

La cavalcata, in costume seicentesco, ha una sua storia ed una sua poetica leggenda che affondano le radici nel lontano secolo XVII. Un documento del 1657, conservato nella Curia Vescovile, rivela la sua vera origine. La Cavalcata era composta non di devoti - come avviene oggi - ma di soldati a cavallo, che presidiavano la città nel secolo XVII. Anche il Sindaco, i Decurioni, il Governatore e il Giudice partecipavano alla Cavalcata, tra l’esultanza di tutta la città, mentre turbe di popolo assiepavano le strade al passaggio della processione e del corteo d’onore. Nel 1656, nel mese di marzo si diffuse in tutta Italia la peste, che spopolò diverse regioni d’Italia. Solo la Provincia salentina, che aveva per speciale Protettore Sant’Oronzo, rimase in tutto libera, per cui ogni città fece a gara nel ringraziare e festeggiare il Promartire salentino. La città di Ostuni non fu seconda a nessuna, memore di custodire nel proprio territorio i monumenti più preziosi della predilezione del Santo. Il 26 agosto - continua il documento - partì dalla piazza della città per il cortile della Cattedrale, una solenne cavalcata, la quale in tal maniera era disposta. Andava prima una trombetta, seguiva appresso la soldatesca della città a cavallo, veniva poi un conserto di quattro trombe, proseguivano dopo di questi i cittadini a due a due e poi i galantuomini. Venivano i 48 Decurioni. Procedeva appresso sopra nobilissimo cavallo il Sindaco, che menava seco 4 staffieri della città, con torce ardenti fuor che esso Sindaco, che portava uno stendardo, nel quale era dipinta l’immagine di Sant’Oronzo. Poi venivano il Governatore della città, il Giudice, il Catapano, il Camerlengo, il Giudice della Bagliva, ai quali tutti andava appresso una schiera innumerabile di popolo. La divisa dei cavalieri si compone di pantaloni bianchi a coscia, giubbetto rosso arabescato con pennacchio. I cavalli hanno gualdrappe per colore e ricami analoghi alla divisa dei cavalieri. La statua del Santo è portata in processione e scortata da una trentina di cavalieri. La gara in questo caso mette a confronto le bardature di uomini e cavalli e il premio va ai migliori ricami. Una citazione a parte merita la musica della cavalcata. Ha un ritmo originale, una caratteristica tutta propria e forma il diletto dei cittadini e dei turisti. Una musica, che eseguita con accento energico del tamburo, è di bell’effetto. Divisa in tre episodi, conserva le tradizioni della cavalcata, come si svolgeva secoli fa: 1) Tema e Cavalcata; 2) La ritirata della Cavalcata; 3) I cavalli in corteo per il pellegrinaggio al Santuario